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LA COLLEGIATA DI SANT'ANDREA |
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L'interno a pianta basilicale è diviso in tre navate, su
quelle laterali, con volte a crociera, si aprono delle cappelle
semicircolari. Le navate sono suddivise da pilastriaffiancati
da lesene sulla navata centrale, sorreggenti una trabeazione,
mentre i pilastri reggono il peso degli archi a tutto sesto che
si aprono anch'essi sulla navata centrale. Nell'ordine superiore,
si aprono degli oculi tondeggianti e finestrati. Conclude la chiesa
il presbiterio con l'abside centrale semicircolare, affiancata
da due cappelle laterali rettangolari; quella di sinistra è
in comunicazione con la torre campanaria. Dal lato destro del
coro una porta introduce nella sagrestia.
Così
come per il palazzo Ducale, anche per la Collegiata, Antonio del
Grande fece un uso disinvolto di materiali poveri come "il
peperino grigio", la pietra locale adatta a connotare anche
da un punto di vista cromatico, gli elementi architettonici dell'opera.
Nel corso dei secoli però, la Collegiata venne sottoposta
a diversi interventi di rifacimento, che ne hanno alterato in
parte l'aspetto originale. Intorno al 1865 furono operati dei
restauri ad opera dei Canonici, che interessarono anche la facciata,
in origine di peperino grigio, e che fu ricoperta dall'intonaco.
L'intervento di restauro, eseguito nel 1975, è servito
a ripristinarla in parte nell'aspetto dato dall'architetto del
Grande. Altri restauri vennero eseguiti ai primi del '900 ad opera
del Canonico Fabriani, al quale si deve anche il piancito di marmo
della navata centrale; l'antico pavimento in lastroni di basalto
fu quindi rimosso.
Nel 1933, in occasione del terzo centenario della traslazione
dell'immagine di Zancati e, tramite l'interessamento del Rev.
Don Camillo Pesciotti, la Collegiata fu interessata da numerosi
interventi di consolidamento e di restauro, resisi necessari a
causa dei danni provocati dal disastroso terremoto che nel gennaio
del 1915 colpì la Marsica e che Paliano risentì,
fortunatamente, in modo lieve. Così, i pilastri della navata,
le lesene e gli altri elementi architettonici, in origine di peperino
grigio, vennero intonacati e dipinti a finto marmo.
All'interno, la Collegiata conserva dei piccoli capolavori d'arte
sacra, che coprono un periodo che va dalla prima metà del
'600 alla fine del '700. Percorrendo la navata sinistra, in fondo,
incontriamo la Cappella Corbi (o Corvi), fatta erigere nel 1732
da Domenico Corbi (canonico della Collegiata) e dedicata ai Santi
Francesco di Paola, Antonio Abate e Antonio da Padova, come riferisce
l'iscrizione della cartella marmorea al centro del timpano dell'edicola.
L'altare, estremamente semplice nella decorazione, sfrutta la
particolare bellezza di effetto data dal taglio dell'alabastro
e dagli intarsi con il simbolo del committente (un corvo su un
ramo). L'iscrizione della lapide, ricorda anche i resti del Santo
Martire Benedetto, conservati in un'urna nel paliotto dell'altare.
Con l'altare venne eseguita anche la pala, che raffigura S. Francesco
di Paola in ginocchio, in atteggiamento estatico, in adorazione
del Bambino, che gli appare più in alto a sinistra e, ai
suoi piedi, due angioletti, uno con un libro aperto e l'altro
con un ramo di giglio. Dietro a S. Francesco è S. Antonio
da Padova, in piedi e con in mano l'insegna liturgica con la scritta
"caritas" e al centro, in secondo piano, S. Antonio
Abate, contraddistinto dal fuoco sul palmo della mano, contro
il fondo del cielo. L'opera è attribuita a Stefano Pozzi
(1699-1768), artista romano definito dalla critica come uno tra
gli ultimi rappresentanti del "marattismo" accademico,
ed è realizzata con grande sapienza compositiva e una spiccata
predilezione per i ritmi verticali. Autore di numerose opere in
varie chiese e palazzi romani, il Pozzi, rientra nel novero degli
artisti preferiti dalla famiglia Colonna; decora infatti la libreria
del cardinal Prospero a Palazzo Sciarra Colonna, e nel 1758 interviene
nel palazzo di Piazza SS. Apostoli.
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