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BENEDETTO PAOLILLO BIBLIOTECARIO DELLA COMUNALE DI BARLETTA
IV CENTENARIO
Amor mi mosse, che mi fa parlare (Dante Inf. C. II)
BARLETTA
Tip. Giovanni Papeo (1903)
AI LETTORI
La celebre Disfida di Barletta combattuta fra tredici Italiani
ed altrettanti Francesi, col giorno 13 Febbraio di quest'anno
1903, compie il suo IV Centenario. Il Municipio di Barletta ed
il Rev.mo Capitolo Metropolitano solennizzano in questo giorno
la ricordanza di quel fatto glorioso; e queste nostre modeste
pagine sieno perenne testimonianza del valore di quei prodi che
con le armi in pugno, seppero provare allo straniero come si difenda
il sacro nome della patria oltraggiata. Però è bene
notare come di quel combattimento molti scrittori del tempo, ed
anche posteriori, ne parlarono, ma in così varia guisa,
che spesso alterando il fatto, furono causa, il più delle
volte, di non averlo messo nel suo vero aspetto innanzi alla universalità.
In questo breve lavoro non è il caso fare di quegli scrittori
una disamina accurata; ma tanto per citarne uno diremo come ai
tempi nostri lo stesso Massimo d'Azeglio senza alcun accorgimento,
racconta il fatto così stranamente da farlo ritenere, massime
ai meno edotti, una specie di leggenda o qualche cosa di simile.
Ciò non poteva accadere altrimenti, stantecché quell'illustre
e geniale scrittore, attenendosi all'autorità del Guicciardini,
di colui che nientemeno fà provocatori del conflitto gl'Italiani,
mentre fu assodato essere stati i Francesi, cade anch'esso nei
medesimi errori, per cui l'azione storica viene ad essere molto
confusa nell'orditura del romanzo. Di qui l'intromissione di quella
infinità di personaggi fantastici: Ginevra Zoraide, Pieraccio,
D. Michele e simili, e non sembrandogli tuttocciò sufficiente,
ci regala ancora per dileggio
un D. Litterio De Fastidiis, podestà di Barletta, che non
fu mai, ne mai esistette! (1)
Del resto convien aggiungere che altri scrittori italiani c'ingarbugliarono
l'argomento; e mentre gli Spagnuoli lo gonfiarono per loro tornaconto,
i Francesi, e va da sé, se addirittura non lo negarono,
lo ridussero prima ad un
raggiro, poi ad una inezia qualsiasi. Ond'è che noi in
questa breve narrazione non abbiamo voluto allontanarci dall'autorità
di quel G. B. Damiani,
altrimenti detto "Autore anonimo di veduta", il quale,
presente all'epico avvenimento, ci racconta in tutti i più
esatti particolari la gloriosa tenzone, senza alterare i concetti
costitutivi da cui fa rifulgere tutta intera la storica verità.
Con tali intendimenti procediamo sicuri in questo nostro
lavoro, animati dal principio che la commemorazione dei grandi
fatti è supremo dovere dei cittadini per i quali è
sacro il culto della Patria.
Barletta, Febbraio 1903.
BENEDETTO PAOLILLO.
(1) Così per i nomi e le patrie dei combattenti
italiani. La lista che pubblichiamo è l'unica accertata
in questi ultimi tempi, mercé le ricerche fatte nei Grandi
Archivii dal chiarissimo COMM. NUNZIO FARAGLIA, riportate nel
suo pregevole lavoro su Ettore e la Casa. E diciamo ancora che
tale lista non è altra che quella riportata dall'Autore
Anonimo di veduta e che riscontrasi nell'atto di protesta rogato
per notar Antonio de Musco di Andria, come in seguito andremo
dicendo. Ed e logico che i nostri tredici, declinando i propri
nomi in tale atto, non potevano sbagliare sul luogo di lor nascimento.
Dalla detta lista rilevasi dunque che Moele si disse da Paliano
e non da Troia, Bartolomeo Fanfulla da Parma e non da Lodi, Capoccio,
uno dei più prodi della Disfida, romano e non di Spinazzola,
Abenavoli di Capua e non di Teano. Quanto all'Albamonte ed al
Salomone, quantunque da tutti ammessi per siciliani, oramai è
assodato che il primo fu di Palermo e l'altro di Sutera.
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