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narrazione storica della disfida di barletta |
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II.
Papa Alessandro VI che un segreto odio nutriva verso Federico
a cagione di un diniego avuto pel matrimonio di suo figlio Cesare
con la figliuola di detto re, appena seppe la confederazione pattuita,
senza dilazione concedè l'investitura e spedì una
Bolla, in data 25 giugno 1501, ai re di Francia e Spagna, con
la quale, privandone Federico, divideva il Reame di Napoli in
due parti. Dal1'una parte investì Ferdinando il Cattolico
col titolo di Duca di Calabria e di Puglia, dall'altra Luigi XII
col titolo di Re di Napoli e Gerusalemme.
L'ingannato Federico sin da quanto 1'esercito francese era venuto
in Italia alla conquista del ducato di Milano, comprese benissimo
che una simile sorte sarebbe
toccata anche a lui, ove a tempo opportuno non si fosse preparato
alla difesa; tanto che, senza por tempo in mezzo, organizzò
il suo esercito, munì le fortezze, specialmente quelle
verso lo Stato Pontificio, ed egli stesso si fortificò
in S. Germano, coll'intento di tener fronte all'esercito invadente.
Frattanto vivamente sollecitava Consalvo di Cordova, che era in
Sicilia, esortandolo a non frapporre indugi per recarsi nel continente
stante 1'imminenza del pericolo. E mentre le truppe francesi,
partite da Roma, penetravano negli Abruzzi dirigendosi sopra Napoli,
Consalvo temporeggiando, assicurava sempre Federico che gli avrebbe
spediti i soccorsi, proprio come quelli di Pisa!
Venuta finalmente a conoscenza di Federico la notizia del trattato
di Granata, e il tradimento del suo parente, il Re cattolico,
fu talmente impaurito che abbandonato S. Germano, stimò
miglior partito ridursi a Capua, ultimo baluardo, per difendere
da un colpo di mano la sua Capitale. Ma poi capita l'impossibilità
di poter resistere a due potenti eserciti collegati ai suoi danni,
giacché anche
quello spagnuolo per la via di Calabria marciava per la conquista
di quelle provincie e della Puglia, stimò inutile ogni
resistenza e decise abbandonare anche Napoli che capitolò
a condizioni di pagare all'Obigny 60,000 ducati in oro. Convenne
inoltre con questo Generale che fra sei giorni gli avrebbe consegnato
tutte le terre e fortezze che si tenevano per lui; ed egli per
giusto odio verso la Maestà Cattolica, risolvette di porsi
nelle mani del re di Francia, dicendo che era meglio affidarsi
ad un nemico leale che ad un amico sleale; e così fece.
Luigi XII saputa la decisione del re di Napoli, gli spedì
un salvacondotto, col quale lo autorizzava a recarsi in Francia
e gli assegnava la duchea d'Angiò, ove il povero Federico
terminò i suoi giorni pieni di ambasce e di amarezze. Cotal
fine ebbe questo monarca, vittima infelice di due prepotenti usurpatori,
che per ironia chiamavansi 1'uno re Cattolico, 1'altro re Cristianissimo!
Però le cose ben presto mutarono tra questi due potenti
sovrani, giacché nel medesimo anno 1501 suscitaronsi tra
loro tali gravi contese per la divisione del regno che generarono
un'accanita guerra. Nella divisione sta bilita non si erano espressi
bene quali dovessero essere i confini e i termini spettanti a
ciascuno; e se fu detto che al re di Francia spettava Napoli con
gli Abruzzi e Terra di Lavoro, ed al re di Spagna le Puglie e
le Calabrie, non si stabilì splicitamente le altre province,
qual'erano il contado di Molise, vai di Benevento, la Basilicata
e la Capitanata, a chi dovessero toccare. A tante cause di malumori,
si aggiunse quella per la esazione della Dogana di Foggia, riguardante
il passaggio delle pecore provenienti dagli Abruzzi, in Capitanata.
I Francesi pretendevano che la provincia di Foggia, e quindi la
Dogana, a loro si appartenessero, fondando le loro ragioni che
la Provincia suddetta era attigua agli Abruzzi e divisa dal resto
della Puglia dal fiume Ofanto.
Dall'altro canto gli Spagnuoli dicevano che la Capitanata non
doveva appartenere a' Francesi, perché gli Abruzzi terminando
nei luoghi alti e montuosi non pote-
vano distendere i loro confini, invadendo le vicine pianure, e
che nelle differenze dei nomi e nel fissare i confini delle province,
era duopo attenersi agli usi più recenti.
Inoltre, che sebbene la Capitanata fosse unita agli Abruzzi e
divisa dal resto della Puglia dal fiume Ofanto, nulladimeno per
Puglia, sin da tempi remotissimi, s'intendevano le tre province
di Bari, Foggia e Lecce. Ma tutte queste ragioni, oltre a non
piacere ai Francesi, che volevano ad ogni costo farla finita cogli
Spagnoli, apportavano gravi molestie ai principali Baroni del
regno i quali, possedendo immensi feudi nelle dette province,
vedevano scapitare grandemente i loro interessi. Stimarono quindi
opportuno frapporsi tra Consalvo ed il vicere di Napoli Duca di
Nemours, per accomodar la faccenda nel miglior modo possibile,
tanto per tutelare i loro interessi che pur erano quelli dello
Stato. Mercé la loro cooperazione ottennero che il Duca
di Nemours si recasse in Melfi, nelle cui vicinanze (in Atella)
trovandosi Consalvo, vedesse d'intavolare le pratiche per un accordo.
Scorso più che un mese senza nulla conchiudere, fu mestieri
informare i rispettivi Sovrani ed attendere le decisioni di essi.
Ma il viceré francese siccome reputatasi superiore di forze
agli Spagnuoli, pochi dì poi, fece altra dichiarazione
intimando a Consalvo la guerra immediata in caso non gli fosse
subito rilasciata la Capitanata, e senza perdita di tempo spedì
un nerbo delle sue truppe ad assalire Atripalda, che fu ai 19
giugno del 1502. Incominciate perciò le prime avvisaglie
ciascuno dei belligeranti cercava concentrare le proprie forze
in piazze d'armi validissime, e Barletta, che in quell'epoca era
potentissima, fu occupata da Consalvo, alle cui truppe si unirono
alcune bande di cavalieri italiani, comandate dal prode Capitano
Prospero Colonna. I Francesi vedendo
l'impossibilità di prendere per forza la nostra città,
vi posero l'assedio sperando ottenerla per fame. Per la qual cosa
si ridussero nella vicina Ruvo, ove stabilirono il loro quartiere
generale.
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