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Storia di Paliano > Disfida di Barletta > Ricordo Storico

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Si venne cosi ad una prima sfida tra Spagnuoli e Francesi, a Trani; ma questa non ebbe successo.
In una seconda sfida il cavaliere Baiardo lasciò morto sul terreno, tra Andria e Quarata, il condottiero spagnuolo Sotomajor.
Ecco, poi, come avvenne la terza e gloriosa sfida, alla quale presero parte, da valorosi, gl'Italiani, che gli storici ricordano con parole di gloria e che il D'Azeglio volle trapassati alla posterità, a consiglio del Guicciardini, mediante l'instrumento delle lettere.
Il signor Formont, luogotenente del Viceré di Francia, ebbe parole irriverenti per gl'Italiani; essi avevano, egli disse, fede di vento. Ettore Fieramosca, appreso l'insulto, gli diede del mentitore, prontissimo a provarglielo con le armi. Ciò accadde sulla fine del 1502.
Formans non rispose alla balda sfida del nostro eroe. Ma qualche giorno dopo, nel gennaio del 1503, avvenne che un altro Francese, Carlo La Mothe, prigioniero presso Diego Mendoza, ad un convito, prese a detrarre la fama degl'Italiani e a dirne male; asseverava, come un contemporaneo ricorda, essere essi imbelli, infidi e perfidi e da non tenersi in conto alcuno, ne annoverare tra i cavalieri.
Levate le mense, Inigo Lopez d'Ayala, trattosi in disparte La Mothe, a cui diceva la sua Enrico Lupo, ardente di sdegno, gli fa intendere che, dell'insulto, gl'Italiani gli avrebbero chiesto ragione.
Ed io, rispose l'insolente in tono burbanzoso, son pronto a darla!
Così ebbe origine la celebre disfida di Barletta, avvenuta, secondo i cronisti del tempo, il 13 febbraio 1503, di lunedì, e della quale fu anima e vita Prospero Colonna, illustre patrizio romano, valorosissimo combattente, insieme con le sue bande, nelle schiere di Consalvo. Il Faraglia, nel suo esauriente studio su Ettore e la Casa Fieramosca, edito dal Morano di Napoli nel 1883, così scrive, sulla scorta dei cronisti del tempo, l'avvenuta sfida: la narrazione è semplice ed efficace. -All'alba, sul campo di Andria, erano pronti ed in arme i cavalieri italiani... Erano tutti allegri ed animosi.
Come giunse il salvacondotto dal campo francese, si partirono in quest'ordine; andavano innanzi tredici Cavalli di battaglia ornati di tutto punto, coverti di gualdrappe, uno appresso dell'altro, e li conducevano tredici capitani di fanti; seguivano a cavallo sullo stesso ordine i tredici cavalieri coverti di tutte le armi, gli elmetti in fuora. Tenevano dietro altrettanti gentiluomini, che portavano gli elmetti e le lance loro. Ad un miglio dal luogo designato alla sfida si scontrarono coi giudici italiani, Zurlo, De Vera, Spinola e Lopez, i quali con gli altri della parte francese, De Breuil, De Montrambert, De Villars e Sute, avevano segnato lo spazio del campo con un solco, che girava la quarta parte d'un miglio, e levato da un canto una tribuna. Ettore, a mezza gittata di balestra dal limite del campo, fa fermare la Compagnia; i cavalieri smontarono da cavallo e pregarono sommessamente; copertisi poi dell'elmetto, si rimisero in arcione con la lancia alla coscia.

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