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Avanzavano, intanto, i Francesi in bell'ordine, coverti di saìoni cremisi e di broccato d'oro. Anch'essi pregarono in ginocchio, scesi di sella; levatisi si abbracciarono è baciarono tra loro... Ettore salutò gli avversari e invitolli ad entrare nel campo i primi, perche di loro diritto; gl'Italiani li seguirono. Dato e reso il saluto, stettero di fronte ordinati a battaglia. Quel giorno si era messo un vento d'austro furiosissimo e, come avviene nei campi di Puglia, levava nuvoli di polvere; i nostri avevano sul viso il vento, il sole, la polvere.
Sulle ore diciannove furono dati i segni della battaglia; al terzo squillo i cavalieri italiani avanzarono, abbassanti le lance, animosamente, ma senza spronare i cavalli. Lo stesso fecero da prima i Francesi; ma poi mossero i cavalli di galoppo e a venti passi dai nostri si divisero in due schiere. Ettore
vide e comandò a' suoi di fare altrettanto; onde cinque Italiani sostennero l'impeto di sei Francesi, otto si urtarono contro sette. Alcune lance si spezzarono senza prò, perché il breve spazio aveva dato poco impeto alla corsa; gl'Italiani restarono uniti, i Francesi andarono in disordine. Ma il vento impediva, di trattare le lance; si mise mano agli stocchi, alle scuri, alle mazze ferrate, come scrive il Galatro.
La battaglia si fece allora stretta e feroce; i Francesi furono ricacciati in un canto del campo, donde, ripigliato animo, tornarono all'assalto. Graiano d'Aste fu scavalcato il primo; poi furono messi a terra altri due Francesi.
Degl'Italiani, Ettore combatteva, dava animo e avvisi ai suoi; Bracalone, Fanfulla e Salomone facevano grandi prodezze; Caprino, sentendosi mancare sotto il cavallo, cui un Francese aveva d'un colpo d'azza fracassato il capo, saltò a terra ed afferrato uno spiedo, si diede a ferire i cavalli dei nemici, cacciò dal campo un Francese, uccise Graiano d'Aste; Miele, ossia Michele da Paliano, scavalcato, si adoperava da valentuomo. Due degl'Italiani furono trasportati fuori del campo dall'impeto dei cavalli, mentre inseguivano i nemici. Ettore, poiché vide la banda francese già scemata di tre uomini e, dei restanti, altri gittati giù dall'arcione, ed altri feriti, mentre dei suoi quasi tutti erano a cavallo e sani, l'assalì vigorosamente. La Faxe e Forfait, due dei Francesi, furono cacciati dal campo, fu scavalcato La Mothe.
Il dispetto crebbe in questi il naturale impeto, onde continuò con grande animo a combattere a piedi, ma Ettore lo strinse e cacciò dal campo. In questo scontro due Italiani rimasero feriti, uno d'una stoccata al viso, l'altro ebbe la coscia passata d'un ferro. Le cose dei Francesi si erano volte a male, non restavano che quattro di loro, tre a cavallo, e furono in poco d'ora o fatti prigionieri o cacciati dal campo; uno, Pierre de Chals, a piedi. Questi durò animosamente a combattere ed a schermirsi, aggirandosi qua e là, ma ebbe tante punte di stocco e colpi di scure, che i giudici, per salvare la vita d'un cavaliere così gagliardo, lo trassero, suo malgrado, fuori dal campo.
Gl'Italiani, vittoriosi, al suono delle trombe, fra liete grida dei presenti, per alquanto tempo, si diedero a correre pel campo. Quetato il primo impeto della gioia, s'affrettarono al ritorno.

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