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Storia di Paliano > Disfida di Barletta > Ricordo Storico

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I Francesi, che avevano proposto di doversi combattere per cento corone, armi e cavallo, certi della vittoria, non avevano portato il denaro del riscatto; furono, quindi, con tanta maggior vergogna condotti prigionieri.
I vincitori, in sulla via di Andria, si scontrarono in Consalvo, Prospero e Fabrizio Colonna, i quali, avvisati del fausto fine della disfida, venivano a far loro onore: e quando, accompagnati da questi e dagli altri maggiori capitani, entrarano coi prigionieri negli accampamenti dell'esercito spagnuolo, si levarono tutti ad acclamarli e festeggiarli: tonarono i cannoni, le vie della patriottica città di Barletta, essendo notte, s'illuminarono con fuochi e fiaccole, sonarono le campane. E dappertutto un grido echeggiò, alto e sonoro: EVVIVA GL'ITALIANI!
Oh bei tempi di entusiasmo cavalleresco, sorrisi dalla fede, luminosi d'una bella ed immarcescibile idealità! o bei tempi, tornate: il bel sole ci irradii e ci riscaldi! Lucere et ardere perfectum est: questo dica il monumento posto da Ferrante Caracciolo d'Airola sul luogo ove avvenne il singolar certame; questo dice, con mònito solenne agl'Italiani del secolo xx, il ricordo del fatto glorioso.

I TREDICI CAVALIERI ITALIANI.
(... degni che ogni Italiano procuri quanto è
in sé, che i nomi loro trapassino alla posterità,
mediante l'instrumento delle lettere.
GUICCIARDINI, Storia, lib. V).

ETTORE FIERAMOSCA, capo dei tredici cavalieri, discendeva da nobile stirpe. Giovanissimo, fu alla corte di Ferrante I, dove aveva assegno di paggio. Prese parte a tutte le guerre che insanguinarono, massimamente, il reame di Napoli, e alla difesa di Capua, e si acquistò fama di valoroso e di saggio. Dopo la sfida fu fatto conte di Miglionico e signore di Aquara, da Ferdinando il Cattolico. Morì circa il 1515. Divenne popolarissimo per il romanzo del D'Azeglio, che s'intitola dal suo nome e che racconta tutte le sue avventure d'amore e di valore.

BARTOLOMEO FANFULLA. Il suo nome divenne anche popolare per un giornale, ora estinto, che ne portò glorioso il nome. Fu nella compagnia del Duca di Termoli. Nel 1514 lo troviamo nella compagnia del Conte di Potenza, a Milano, con un soldo di 220 ducati all'anno, con la qual somma doveva mantenere la sua lanza, ossia i soldati ch'egli comandava. Nel 1525 morì combattendo alla battaglia di Pavia. Un cronista del tempo, tal Fabio Vecchioni di Capua, dice, invece, che Fanfulla morì al piano di Terracina, precipitato dal suo cavallo.

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